domenica 29 giugno 2014

Parque nacional los Alerces- Cabana di Butch Cassidy

Procediamo verso nord attraversando il Parque Nacional  los Alerces, 

una vasta area protetta nella regione del Chubut, che per i suoi paesaggi e' considerato uno dei parchi piu' belli dell'Argentina. Il suo nome e' dato dalla presenza massiccia di gigantesche conifere, gli alerci,  tipici dell'Argentina e del Cile, sempreverdi  molto longevi, che possono raggiungere altezze di 50 metri e diametro di oltre 5 metri. 


Vivono in territori ricchi d'acqua e qui, la pista di ripio e terra battuta, a tratti fangosa, si snoda costeggiando diversi ruscelli, il Rio Arrayanes che serpeggia tra i boschi, ma soprattutto laghi incantevoli come il  Lago Futalaufquen, molto esteso sulle cui acque si riflettono i pendii innevati, il  Lago Verde dalle acque smeraldo, il Lago Menendez ed il Lago Rivadavia, sulle cui coste sorge un piccolo villaggio. Camminiamo lungo questi boschi per chilometri, all'ombra di piante secolari dalle forme piu' strane, e la Natura ci avvolge con la sua forza e la sua magnificenza. 

Usciamo dal Parco e attraversiamo una valle tra dolci pendii stepposi, ammantati da rossi cespugli spinosi, sino ad arrivare a Cholila, un paesino sulle lande umide e desolate, che vanta la sua fama per essere stato il luogo dove si ritiro' il mitico  Butch Cassidy, il fuorilegge statunitense che in coppia con Sundance Kid, fu protagonista di numerosi assalti a treni e diligenze dell'antico West.
La sua dimora, tutta in legno, e' nascosta tra gli alberi spogli di un boschetto, vicino ad un rio e a farne da guardia, troviamo due splendidi cavalli fulvi. Ci avviciniamo alla casa principale, con annessa la stalla e forse il ricovero per gli attrezzi. Non resistiamo ed entriamo: cio' che percepiamo subito e' il profumo del legno che emanano quelle stanze vuote , dal pavimento di terra battuta ed una quiete irreale.
Usciamo, incantati dal quel posto magico e suggestivo che e' stato rifugio perfetto di un criminale gentiluomo d'altri tempi!

sabato 28 giugno 2014

La Trochita - Esquel - El viejo expreso patagonico

E' arrivato il momento di salutare Romain con il quale
abbiamo condiviso 7 giorni di viaggio, assieme a bordo di Narciso. Rientrati in Argentina, a Esquel, lui prendera' un bus per proseguire il suo cammino e noi ci fermiamo un paio di giorni per non perdere l'occasione di tuffarci nel passato, viaggiando su "la Trochita" , el viejo expreso Patagonico, che per ben due volte in passato, non siamo riusciti nemmeno a vedere in sosta alla piccola stazione di Esquel.

Nasce nel 1922 come treno merci e piu' tardi, anche trasporto passeggeri, molto economico. La sua particolarita' , da cui ne deriva il nome affettuosamente dato dal popolo,  e'  il binario stretto, trocha, che vanta una distanza di soli 75 cm da una rotaia e l'altra. Il suo percorso originale di 402 km con 600 curve, e' il piu' lungo al mondo con questo tipo di "trocha" e metteva in comunicazione la citta' di Ingegner Jacobacci, nella regione del Rio Negro  con Esquel, nella regione del Chubut. Ora il tragitto solo turistico e' molto piu' breve e , con la locomotiva a vapore e i vagoni originali dell'epoca, si parte da Esquel per arrivare , alla velocita' di 25 km orari, al villaggio mapuche-teuelche di Nahuel Pan, attraversando steppe con cavalli allo stato brado, pecore al pascolo poco lontane dalla estancia ed in lontananza rilievi spruzzati di neve. 

Seduti sulle panche in legno e riscaldati da una vecchia stufa a legna, si respira tutta l'aria del passato, quando le carrozze erano gremite di gente e di merci, e proprio davanti a questa stufa si riunivano per conversare e per riscaldare le vivande, in prospettiva di un viaggio lungo e faticoso. Nel 1999 viene dichiarato Monumento Storico Nazionale, per l'importante mezzo di congiunzione che questo treno a vapore e'stato per 65 anni per le  popolazioni e i luoghi, che dalla steppa patagonica potevano scendere alle valli fertili della Cordigliera.
Di tanto in tanto il fischio del treno che attraversa le strade che si incontrano nel tragitto e la nuvola di fumo bianco che si disperde nel cielo azzurro di questa splendida giornata di sole.


giovedì 26 giugno 2014

La Carretera Austral

Si continua a percorrere la ruta 7, la Carretera Austral e guadagnare chilometri giorno dopo giorno. Il sole si alterna alla pioggia e quando riappare tra una nube e l'altra ravviva ancor piu' la tavolozza di colori di questa splendida Natura. Il ripio si snoda per le montagne, costeggiando laghi smeraldo e  boschi morti, tronchi scheletrici e dalle forme piu' bizzarre,  con le radici sommerse nell'acqua di molteplici lagune. 

Saliamo di quota ed un altro scenario ci appare ai nostri occhi. Tutto e' immobile e ovattato sotto la neve di questi ultimi giorni ed i colori lasciano il posto al bianco e al nero. Ma presto scendiamo e ritorna a colorarsi tutt'intorno. Si aprono valli verdissime dove pascolano pecore e mucche in serena convivenza. Poco distante la casa in legno del "duegno" , colorata e fumante. Attraversiamo un altro passo a piu" di 1000 metri ed incontriamo abbondante neve e la strada, in questo tratto asfaltata, e' imbiancata dal ghiaccio . La luce ormai e' calata e si procede con cautela.
I giorni a seguire ci alziamo con la pioggia. La carreggiata della pista si restringe avvolta dalla vegetazione fittissima. Alberi verdissimi, arbusti dai rami arancione e viola scuro,  cespugli dal fogliame giallo ocra, rocce tappezzate di muschio e felci che, come grandi piume, si muovono al vento. 
E non manca il "pangue" , una pianta tipica della zona , dalle foglie come orecchie d'elefante, che in questa stagione, troviamo afflosciate ai lati del ripio, con quel che resta della loro inflorescenza: un enorme pennacchio color ruggine che spunta tra le foglie morte. L'acqua di certo non scarseggia: attraversiamo torrenti, costeggiamo laghi e lagune, e le cascate saltano impetuose dalle pareti rocciose delle montagne attorno. Una tra queste, la Cascada de la Vergine, scroscia vicina alla strada. Inerpicandoci per un sentiero irto e fangoso, ammiriamo il salto dall'alto. Procediamo il cammino, riempiendoci gli occhi e l'anima di tanta natura incontaminata e, un po' dispiaciuti, sappiamo che sara' forse l'ultima volta che la vedremo attraversata dalla Carretera Austral sterrata, che con armonia ben si  integra nel contesto che la circonda: nel 2019 sara' tutta completamente asfaltata!
Rimangono gli ultimi chilometri al termine di tanta meraviglia, di questi paesaggi da fiaba , che ci hanno accompagnati per cinque indimenticabili giorni del nostro lungo viaggio!


mercoledì 25 giugno 2014

Capillas de Marmol

Il 23 mattina riprendiamo il cammino lungo la Carretera Austral. La pioggia scende sottile con il sole alto nel cielo, ed e' tutto un arcobaleno! Su e giu' per il ripio nella natura piu' selvaggia e avvolgente, giungiamo a Puerto Rio Tranquillo , un villaggio dal nome piu' azzeccato , in riva al Lago General Carrera, meta obbligata per la visita alle meravigliose sculture naturali: le Capillas de Marmol.

In lontananza le nubi sono scure e cariche di pioggia, ma non esitiamo a prendere una barca a motore che ci porti ad ammirarle, attraversando il lago incredibilmente mosso, tanto da far saltare la barca ad ogni passaggio sulle onde. Ed ecco che dopo sobbalzi e spruzzi d'acqua ci appaiono bellissime le Capillas de Marmol, conformazioni marmoree a picco nel lago, che per l'erosione del vento e dell'acqua nei secoli, hanno assunto l'aspetto di splendidi santuari, dalle volte candide e venate di scuro, che si riflettono nelle acque turchesi e trasparenti del lago.
Poco piu' in la' , ci appare , in tutto il suo splendore, la Cattedral de Marmol, 

magnifica scultura di marmo, plasmata dalla Natura, con le sue navate bianche striate d'azzurro e i suoi colonnati assottigliati dal vento. Entriamo adagio con la barca, ed in silenzio, quasi con venerazione, abbiamo la possibilita' di camminare sul "pavimento" che affiora dall'acqua, toccarne le pareti ed ammirare da vicino i disegni concentrici delle venature del marmo.
Rimaniamo a lungo ad ammirarle da ogni angolazione, senza accorgerci che inizia a piovere ed e' aumentato il vento. Rientriamo, sfidando le onde del lago sempre piu' alte e la pioggia che , per la velocita', ci arriva sferzandoci il viso. Arriviamo al porto all'imbrunire, infreddoliti e bagnati, ma appagati da tanta bellezza.

martedì 24 giugno 2014

Lungo la Carretera Austral

Il 22 giugno varchiamo il confine con il Cile per dirigersi al nord, percorrendo la Ruta 7, la mitica Carretera Austral.

Si dice che sia una delle piu' scenografiche strade del Pianeta e la definizione non e' casuale.
Piu' di 700 km quasi tutti di sterrato, che si inerpicano sulle montagne e ridiscendono in piano, a ridosso della Cordigliera Andina. Nonostante l' inverno e' una multitudine di colori: dalle diverse sfumature di verde degli alberi e delle piante, al rosso delle bacche di miriadi di cespugli che delimitano il ripio; dal giallo dorato delle graminacee e dell'erba bruciata dal freddo, al turchese del Lago General Carrera che costeggiamo per lungo tempo, il secondo lago piu' esteso del Sud America, dopo il Titicaca.
Non manca la vista di mucche al pascolo e capre selvatiche abbarbicate sui pendii scoscesi e cavalli liberi come il vento dai manti corvini, bianchi , grigi e fulvi.

Di tanto in tanto si incontrano dei piccoli villaggi di case minuscole in legno colorate e il profumo della legna bruciata che esce dai camini, si mescola con l'aria tersa e frizzante di questi luoghi.
E' incantevole!
Cala la luce di questa splendida giornata e ci rifugiamo, per la notte, all'ingresso di un bosco, ascoltando lo scrosciare dell'acqua di un torrente vicino, nel buio piu' assoluto.

Cueva de las Manos

Il viaggio e' anche sinonimo di "incontri" e di nuovi "amigos"!
A El Chalten , durante il cammino per il Cerro Torre, oltre a conoscere Michelangelo, un cileno solitario amante delle scalate, che ci ripromettiamo di ritrovare al suo paese Vigna del Mar , in occasione della nostra visita ai luoghi di Pablo Neruda, conosciamo Romain, viaggiatore francese, che la sera davanti ad una "cervesa",  ci spiega andare verso il nord . Perche' non dargli un passaggio e condividere un tratto del viaggio assieme? Accetta con piacere e l'indomani partiamo alla volta di Bajo Caracoles, 

per la mitica Ruta 40, che lui, altrimenti con il bus non avrebbe certamente percorso.
La ruta di ripio che ci ricordavamo, lascia lo spazio per molti chilometri, all'asfalto. I cambiamenti di questi ultimi anni sono evidenti, ma inevitabili! Solo gli ultimi 200 km al villaggio, sono di sterrato, con parecchie deviazioni causa lavori in corso, ma fra poco piu' di un anno, anche questi saranno solo un ricordo. 

Arriviamo al calar del sole a Bajo Caracoles e alla locanda in cui pernottammo 9 anni fa, conosciamo un 23enne argentino, Oscar, che in solitaria ha percorso la nostra stessa strada, rimanendo piu' volte intrappolato nel fango con la sua utilitaria trazione anteriore. Gli proponiamo di venire con noi tre , il giorno dopo, a visitare la Cueva de las Manos, patrimonio dell'umanita', nel Canadyon Rio Pinturas.
Sabato 21 giugno, primo giorno d'inverno nell'emisfero australe, partiamo tutti e quattro alla volta del sito, informandoci sulla ruta migliore da prendere per raggiungerlo, perche' le due alternative sono comunque praticabili solo con 4x4 , causa neve e fango, soprattutto la vecchia strada, che ci sconsigliano di fare.
Optiamo per la ruta nuova , un saliscendi per le montagne con ripio a tratti fangoso e a tratti con neve dei giorni passati e ghiaccio. Ma la superiamo marciando con cautela. Arriviamo alla Cueva de las Manos: oltre a  pitture rupestri rappresentanti scene di caccia e di vita quotidiana, quel che piu' affascina sono le centinaia di impronte di mani impresse per sempre sulle rocce dagli abitanti di quel luogo remoto , utilizzando come colore  una mistura  di pigmenti minerali, vegetali ed organici, soffiata con la tecnica del negativo. Si stima che risalgano a 9000 anni fa, sino alle piu' recenti, di 3000 anni fa. 

Inizia a piovere ed e' meglio rientrare perche' la pista che ci aspetta non e' certamente delle migliori. Decidiamo di ritornare, questa volta, per la pista vecchia anche se sconsigliata, ma sicuramente piu' in piano dell'altra che ci avrebbe riservato delle salite molto impegnative.
Ma ci rendiamo subito conto che forse non e' stata la scelta migliore: scivolosa per la neve sciolta sul fango argilloso, a tratti immersa nella nebbia data dalle nuvole basse cariche di neve. La percorriamo a passo d'uomo, ma costante. Finalmente ne intravediamo la fine quando si ricongiunge con l'asfalto della ruta principale.
La notte ls trascorriamo tutti assieme, dando ospitalita' anche a Oscar nel Narci. L' indomani lo salutiamo perche' prosegue la strada da solo.

sabato 21 giugno 2014

Verso El Chalten

Lunedi'  16 e' il giorno della verita' : scopriremo solo 'sta mattina se il pezzo spedito da Rio Gallegos e' compatibile con il sistema di riscaldamento originale del Narci. Siamo fortunati: si puo' adattare e dopo varie prove e rifiniture, si riesce , nel pomeriggio, al Laboratorio di Paolo a far funzionare il riscaldamento nell'abitacolo. Festeggiamo in compagnia sua e della famiglia,  con un ottimo asado cucinato sul tipico "chulengo" , una sorta di grill che per la sua forma, prende il nome dal piccolo di guanaco , panciuto, con le zampine ancora esili e il collo allungato.



Ma nella mattinata, in attesa di eseguire il lavoro del riscaldamento, pensiamo di caricare la "garrafita" di gas per la cucina. Troviamo il fornitore e nell'entrare in cortile attraverso il cancello aperto solo per meta' , inavvertitamente il Narci prende una buca che fa basculare la cellula contro il palo di supporto. Risultato: carrozzeria graffiata e sportellino esterno che racchiude il wc chimico Tethford , che ringraziamo per il supporto offertoci, strappato rovinosamente dalle cerniere e giacente rotto a terra.



Sicuramente cosi', con la vasca chimica a vista e con il rischio di perderla per strada, non possiamo certo proseguire il viaggio: dobbiamo in qualche maniera riparare al danno.
Decidiamo , dopo vari consulti anche con un "chappista" , un aggiusta tutto, di applicare due cerniere nuove a staffa e coibentare le fessure, inevitabilmente esistenti dopo aver rotto la cornice di chiusura, con del poliuretano espanso. Esteticamente non e' il massimo, ma funziona.
Ci fermiamo per la notte e decidiamo di incamminarci domani mattina di buon 'ora.
Ma qualcosa sembra volerci trattenere a El Calafate . Il martedi', appena svegli ci accorgiamo di una perdita d'acqua dai raccordi con la pompa. Dobbiamo assolutamente intervenire finche' siamo in una citta' fornita di strutture, altrimenti rischiamo di non trovare pezzi di ricambio nelle prossime destinazioni.
Andrea rispolvera i rudimenti appresi in officina da Ferro, e risolve il problema.
Finalmente, nelle prime ore del pomeriggio, lasciamo El Calafate , destinazione El Chalten, per ammirare le vette del Cerro Torre e del Fitz Roy, che tanta e' la limpidezza e la distesa orizzontale, riusciamo a scorgere fin da  subito. La loro statuaria presenza ci accompagnera' per tutti i 200 km del tragitto.