domenica 21 settembre 2014

Al confine con il Brasile

Lasciata Santa Rosa all'alba di venerdi' 19 settembre, ci attende l'ultimo tratto di strada in terra boliviana, prima di varcare il confine per il Brasile.

 La pista in laterite rossa attraversa piu' di 400 km di pampas, una distesa verde e assolata, abitata da alligatori, trampolieri e altri animali selvatici. Si incrociano mandrie di zebu spigolosi che ruminano ai lati della strada.

 Non c'e' un albero a ombreggiare il cammino ed il sole picchia torrido sul Narci che avanza senza tregua: i locali suggeriscono di percorrere  questo "tramo" sino a El Triangolo solo di giorno e senza soste per la problematica del narcotraffico.
Qualche capanna in legno con il tetto di foglie di palma magistralmente intrecciate si intravede tra le piante. 

A Riberalta termina la polvere ed inizia l'asfalto che ci accompagnera' sino a Guayaramerin sul Rio Mamore', che segna il confine con il Brasile.
La festa al Patrono ci costringera' a rimanere in citta' piu' del previsto: i trasporti sono bloccati e gli uffici chiusi. Non ci resta che aggiornare il blog e scaricare le foto ma, inavvertitamente, la sim viene formattata. Ma non c'e' limite alla tecnologia: il web ci offre la soluzione per il recupero dei file.... ed il gioco e' fatto!
Salutiamo dopo piu' di un mese di permanenza, la Bolivia, questa splendida terra tanto fertile quanto desertica, assieme alla sua gente ospitale ed "hermosa"! Ma con qualche limite: da fare attenzione a quando si entra nel Paese a farsi apporre sul passaporto il timbro di permanenza 90 gioni come di diritto per il turista, altrimenti, se non richiesto, lo pongono di 30 gg. Se si permane oltre tale data occorre pagare, come e' successo a noi, una multa di 20 boliviani al giorno per persona. Noi, fidandoci del timbro apposto dalla polizia locale per prorogare la nostra permanenza oltre i 30 gg, abbiamo avuto conferma che cio' non serve a nulla.

giovedì 18 settembre 2014

Pampas del Yacuma

Il 16 settembre partiamo mattinieri per  Santa Rosa de Yacuma dove ci attendera' un 'escursione di tre giorni nel Rio Yacuma, per ammirarne la sua flora, ma soprattutto la sua abbondante fauna.
La pista polverosa attraversa terre pianeggianti dove pascolano indisturbati gli zebu', 

coppie di eleganti "batos" e famiglie di kapivara, sotto lo sguardo vigile di decine di alligatori che si scaldano pigramente al sole o stazionano immobili a pelo delle acque melmose dei tanti acquitrini che lambiscono la carretera. 

Procediamo senza sostare sino al porto di Santa Rosa dove ci attende l'imbarcazione in legno, altri tre compagni di avventura e la nostra guida.
Ci addentriamo nel rio sulle cui sponde, ricoperte da alberi con imponenti radici esposte ,

 assorbono il sole "caliente" numerosissimi alligatori. Altri scivolano nel fiume a ristorarsi. Centinaia di occhi ci scrutano a filo d'acqua. Scorgiamo la sagoma di un paio di caimani che al nostro passaggio scompaiono, 

immergendosi  tra i piragna che infestano il rio. Alziamo gli occhi al cielo e volano alti candidi eros e fenicotteri di fiume dal becco palmato; tra gli alberi rumoreggiano colonie di "uccelli del paradiso", piu' in basso, zampettano alcune specie di "igri" ; spiccano il volo grandissime "garze more" e i cormorani si riposano sui tronchi che affiorano dall'acqua.

 Le piume blu cobalto del "mauri" brillano al sole e alcuni tucani si intravedono tra i rami. Un' aquila dal capo bianco ci osserva dall'alto del suo nido. E tante altre specie ancora. Saltano tra un ramo e l'altro simpatiche scimiette dal pelo giallo; sospeso nell'alto di un albero si riposa  un bradipo; in fila sui rami a sfioro sull'acqua si asciugano le tartarughe e poco piu' in la' , giocano festosi dei delfini rosa con i quali nuoteremo l'indomani, osservati costantemente dagli alligatori ai bordi del rio.

 Non manca la caccia all'anaconda, tra acque stagnanti e vegetazione fittissima, sotto un sole torrido che , piu' tardi, al suo calar, colora di rosso intenso la magnifica "pampas"  e i suoi abitanti.













lunedì 15 settembre 2014

Nella selva di Rurrenabaque

Arriviamo il 9 settembre a Rurrenabaque, tappa d'obbligo per conoscere piu' da vicino la misteriosa "selva" che raggiungiamo l'11 dopo piu' di tre ore di navigazione su di un'imbarcazione in legno sul Rio Beni e che lasceremo dopo un'indimenticabile esperienza di quattro giorni e tre notti.











 Le  sue acque marroni si mescoleranno poi con quelle del Rio Hondo. Lambiscono coste argillose con alle spalle la fitta vegetazione del Parque Nacional Madidi in cui ci stiamo addentrando. Varie specie di uccelli acquatici ci accompagnano nel viaggio.


 Una nuvola scura minaccia pioggia che di li' a poco precipita intensa. Arriviamo a destino e subito siamo fagocitati dalla natura piu' selvaggia e incontaminata della selva. Alberi maestosi ci sovrastano e le loro chiome lanciate verso il cielo permettono solo a pochi raggi di sole di penetrare nel fitto della jungla. E' un groviglio di rami, di tronchi giganteschi, di palme , di radici che affiorano dal terreno ricoperto di foglie, di liane che pendono e si intrecciano ad altre che salgono,

 di fiori dalle forme e colori differenti. La guida Jose ci insegna a riconoscere le proprieta' medicinali di alcune piante, ad abbeverarci da una liana o da un fungo spugnoso ricco di liquidi, a trarre energia mangiando termiti dal sapore inaspettato di mentolo, a pescare piragna, ad ascoltare i rumori e i suoni che preannunciano la vicinanza di un animale: una scimmia salta da un ramo all'altro, un branco di maiali selvatici dal crine scuro e ispido scappa spaventato forse da un giaguaro. Camminiamo al suo interno per sentieri semi nascosti e talvolta Jose  si fa largo con il macete. Il caldo e l'umidita'  sono insopportabili e rendono pesante il dormire la notte. Ci avventuriamo in notturna nella selva in cui brillano le lucciole, assieme a miriadi di stelle. Gli occhi rossi degli alligatori ci osservano dalla laguna infestata dai piragna.

 Scorgiamo un piccolo giaguaro che si fa largo tra i cespugli. Sono attivi numerosissimi  insetti che brulicano intorno a noi indisturbati: ragni, tarantole, formiche di fuoco e la temutissima formica "24" , cosi' denominata per le ore di effetto del suo dolorosissimo morso e veleno, di cui anche  Andrea ne e ' vittima! Ci fa compagnia il canto acuto delle cicale e il rumore quasi meccanico delle ali di un uccello. E ad un tratto, tutto tace: la selva cala nel silenzio, nel buio piu' totale , immobile come se dormisse in attesa di risvegliarsi qualche ora piu' tardi con il gracchiare di stormi di pappagalli dal petto rosso che volano alti nel cielo.

domenica 14 settembre 2014

Da Alto Beni verso la pianura

Le oltre due settimane di sosta a Caranavi ci permettono di conoscerne i dintorni. Attira la nostra attenzione una piantagione di caffe' sui pendii di una collina soleggiata, con annessa la fabbrica che visitiamo. Ma non mancano  piantagioni di cacao, 











dai grossi frutti che  maturano tra le larghe foglie, distese di banani e platani, agrumi e quant'altro, tanto e' fertile e rigogliosa la terra dell'Alto Beni,

la zona montuosa del dipartimento del Beni. I versanti sono fitti di vegetazione tropicale verdissima e macchiata di tanto in tanto di arancione, di giallo e di viola di alberi in fiore. Lungo la strada polverosa, tranquilli villaggi dalle case in legno, attendono si concludano i lavori per la pavimentazione della carretera. Ed e' per questo, che decidiamo di lasciare la citta' prima dell' alba, per evitare la chiusura di alcuni tratti di strada per lavori in corso. Ma , ugualmente, ci troviamo bloccati alle 7, 30 di mattina, dopo un paio d'ore di viaggio, alle porte di Yucumo , consapevoli che non riapriranno  prima delle 17, 00! Approfittiamo per riposarci e rinfrescarci con un bagno ristoratore nel rio che scorre sotto il ponte.



 La strada che seguira' sara' lunga, polverosa e sconnessa, immersa ancora per qualche decina di chilometri nel fitto delle montagne. Poi scendera' a valle, le cime si diraderanno, sino a scomparire e cedere il passo a verdi pianure. 



                       Cambia la morfologia, assieme alla vegetazione e alla gente che vi abita.

sabato 6 settembre 2014

Nor Yungas

Lasciamo il caos chiassoso di La Paz e ci dirigiamo verso la selvaggia e verdissima Nor Yungas. Saliamo sino a 4650 mt sfiorando le nuvole che lentamente salgono svelando le cime e i pendii di rigogliose montagne. Alcune lagune occhieggiano piu' in basso. Ed ecco il cartello che segnala l'ingresso alla mitica Carretera de la Muerte che noi, senza esitare, imbocchiamo , lasciando l'asfalto della nuova strada che consente oggi ai mezzi pesanti e veicoli in genere, di collegare la capitale con le altre citta' vicine, senza piu' percorrere l'angusto sentiero di terra e pietra a ridosso del monte da un lato e a strapiombo dall'altro. Oggi, infatti, e' destinata soltanto alle discese di gruppi organizzati di bikers e a "pazzi" che come noi non vogliono privarsi dell'ebbrezza di percorrere questa tanto temuta, ma altrettanto, affascinante "strada" di soli tre metri di larghezza che si aggrappa ai fianchi di montagne fitte di vegetazione tropicale, restando in bilico sul vuoto per oltre una quarantina di chilometri.

 Non mancano attimi di pura adrenalina quando il Narci deve superare tratti di carretera strettissima e precaria con lo strapiombo di lato. E ancora, quando una cascata naturale scendendo dall'alto, bagna l'intera careggiata trasformandola in fango scivoloso proprio li' dove sul ciglio del precipizio si scorgono diverse croci di vittime della strada! Ma con molta prudenza e sangue freddo, dopo esserci riempiti gli occhi di tanta natura incontaminata raggiungiamo la fine della Carretera de la Muerte dopo numerose curve, discese e guadi, soddisfatti di aver superato anche questa sfida.

Ma anche il tratto di strada successiva prima di raggiungere Caranavi non e' da meno:  e' a doppio senso e ci sono i lavori in corso. E' stretta e polverosa e , quando incrociamo gli altri camion, il Narci, che per regola deve spostarsi sulla sinistra, lambisce il ciglio della strada sul vuoto ed ogni volta e' un sospiro di sollievo ad ostacolo superato. Arriviamo a Caranavi con il buio per sostarci una notte,  ignari che l'avremmo lasciata dopo una ventina di giorni, complice, ancora una volta,  il caffe' !!!

Un po' di riposo in una tranquilla cittadina alle porte dell'Amazzonia e il Narci approfitta a rifarsi il look . Partecipiamo alla vita quotidiana di Caranavi e alla mega festa in onore della Virgen de Urkupina: una tre giorni tra fuochi d'artificio, musica, danze e cibi tradizionali, senza trascurare  preghiera e riti sacri.

Ed il caldo umido di questo luogo sappiamo essere solo un'anticipazione del clima tropicale che ci attendera' a breve, in Amazzonia.